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Architetto di
Dio
Domenica 10 ottobre 1999 il
pievano compie 45 anni di parrocchia
Don Ettore Ghiano,
architetto di Dio Domenica 10 ottobre 1954
don Ettore Ghiano faceva il suo ingresso nella parrocchia di Almese. Da
allora sono passati 45 anni e una felice coincidenza vuole che per un
anniversario tanto importante il calendario riproponga la data di domenica
10 ottobre. In quel giorno la comunità parrocchiale si stringerà intorno
al suo Pievano partecipando alla messa delle 11. Sarà occasione per tutti
per esprimere un ringraziamento: a don Ettore per il suo continuo e
instancabile operato al servizio della parrocchia, al Signore per aver
reso possibile questo cammino - del pastore insieme ai suoi fedeli - che
prosegue e che diffonde i doni della Grazia nella realizzazione del
ministero sacerdotale. Un piano regolatore spirituale
Probabilmente, l’occhio di
Dio si è posato su Almese. Nelle pagine del tempo era scritto che sarebbe
capitato all’inizio degli anni cinquanta. Il paese aveva bisogno di un
piano regolatore spirituale. Dio prende gli uomini e, nell’oscurità della
sua luce, indica loro una strada, li stimola, li provoca. E Dio sa che sta
per arrivare l’uomo giusto per mettere mano a quel disegno. Si chiama
Ettore Ghiano.
Era domenica Piove forte,
in questo freddo giovedì pomeriggio di anticipato autunno. Don Ghiano, il
pievano di Almese, appare in talare dietro la porta della casa
parrocchiale collegata alla chiesa, intitolata alla Natività di Maria
Vergine. Prima cosa, è altissimo. Si esprime in modo semplice, molto
diretto. E si stupisce che si faccia attenzione a lui. Perchè poi? In
fondo, sono soltanto 45 anni che è parroco, essendo entrato in questa
comunità ecclesiale il 10 ottobre del 1954. Era domenica, proprio come il
10 ottobre di quest’anno. Nato il 23 novembre del ‘22, inizia la sua
formazione cristiana a Bussoleno, dove risiedeva la sua famiglia. Seduto
nel suo ufficio, in parrocchia, don Ghiano ricorda quei momenti: “C’era la
grande figura dell’arciprete don Bunino, un personaggio fondamentale per
me che ero ragazzino. Mentre altri sacerdoti con i quali sono cresciuto,
successivamente, portano i nomi di monsignor Blandino, Marra e Falaguerra”.
Ordinato sacerdote il 17 giugno del ‘45, il giovane prete va subito a
Sant’Ambrogio, dove rimane per trenta mesi. Dopo, arriva l’esperienza di
Condove. “Ricordo in particolare una vacanza in montagna; una ventina di
giorni con cinquantatre ragazzini, praticamente da solo”. Altri tempi,
altre tempre d’animatori. Con Condove iniziano i percorsi a piedi di don
Ghiano nelle varie borgate della montagna.
Perduto nel bosco “Ricordo una domenica
-racconta don Ghiano-, che stavo salendo a piedi a Maffiotto per dire
messa. Conoscevo la strada, ma quella volta non so perché sbagliai
sentiero, e non riuscii più a raccapezzarmi. Ero preoccupato, perché
dovevo arrivare in tempo per la funzione. Poi, improvvisamente, mi arrivò
un aiuto: il “ciochè” di Maffiotto si mise a suonare, proprio sotto il
luogo in cui mi trovavo”. Piccole storie di vita, ma perché sono tanto
importanti?
Il curato d’Ars Il segreto don Ghiano lo
conosce assai bene. “Credo sia sufficiente fare la cosa più difficile,
perché è quello che la gente si aspetta da noi preti: essere buoni. Perché
non dobbiamo fare cose eccezionali, la nostra gente di montagna è
semplice. A Campambiardo, una volta, mi dirigo incontro a due vecchiette
per salutarle, e loro si sono praticamente ritratte, per timore e rispetto
del prete. L’esempio, poi, lo porto sempre nel mio breviario, dove
conservo l’immagine di Giovanni Maria Vianney, il santo curato d’Ars. Non
era neppure in grado di muoversi, eppure la gente accorreva ad ascoltarlo,
per poi riferire: ‘andiamo ad Ars perché abbiamo visto Dio dentro quell’uomo’
“. Cioè, il vero uomo di Chiesa che non leva alte grida, ma sa esserci per
gli altri.
Dalla chiesa vecchia a
quella nuova Quando don Ghiano arriva
ad Almese, la comunità si ritrova ancora tutta sul “trucco della chiesa”,
nell’edificio che ha già superato i duecento anni dalla consacrazione, e
che rimarrà parrocchia fino al 28 agosto 1966, per divenire santuario. La
chiesa vecchia è carica di storia, ma don Ghiano si ritrova una comunità
in crescita, in rapida espansione, e pensa che sia ora di avvicinare
ulteriormente anche la chiesa di mattoni al popolo. “Non sono un esperto
imprenditore... ma le occasioni capitavano, se ne parlava insieme, ed un
gradino dopo l’altro le cose andavano in porto, senza sussulti, quasi
naturalmente, in una sorta di armonia, dovuta non si sa bene a che. E’ il
Signore che opera in maniera mirabile”, racconta il pievano, con parole
che scorrono rapide come trasportate dalla corrente di un placido fiume.
Così, il parroco acquisisce l’antica proprietà Aymasso e vi edifica sopra
la chiesa nuova, che porta tutti i segnali innovativi del Concilio
Vaticano Secondo. Il vescovo Garneri benedice la prima pietra l’8 dicembre
‘63, mentre tutto è pronto per la consacrazione, che avviene l’8 settembre
‘68, in pieno fermento sociale, politico e religioso. Una chiesa
incredibile, con quattro file di banchi, grandi spazi ariosi che
facilitano l’accesso, il movimento e la partecipazione dei fedeli. Vi
hanno posto mano anche artisti, come il pittore Gabriele Girardi. Ma altre
urgenze bussano alla porta di don Ghiano nei primi anni del suo ministero
almesino.
Pensando all’orto del
Gestsemani Don Ghiano capisce che gli
anziani hanno bisogno di un posto accogliente in cui passare gli ultimi
anni, perché i problemi della vecchiaia sono molteplici. “Nel gennaio del
‘58 -racconta il pievano- vado a trovare un vecchietto in via Romana. Lui
mi parla, tra le altre cose, della sua casa, una proprietà piuttosto
grande, e che nessuno potrà in futuro badarci. Io dico: se avessi una casa
così, saprei cosa farne. Passa qualche tempo, e l’uomo, consultatosi con
il figlio, decide di lasciarmela. Nel giugno successivo iniziamo i lavori
e, il 12 aprile ‘58, arriviamo ad inaugurare la casa di riposo “Santa
Maria al Gestsemani”. Si chiama così perché quello è il luogo dove Gesù
iniziò la sua passione. E la vita degli anziani è spesso un Gestsemani
lungo e doloroso, ma se c’è la Madonna loro vicino, che li conforta e li
aiuta, quel luogo diventa un rifugio pieno di luce”. Negli anni
successivi, la casa si è arricchita di un salone teatro, e poi
successivamente è cresciuta ancora. Quest’anno ha compiuto quarant’anni.
E si va anche in montagna
Dal ‘56, don Ghiano ha
sempre accompagnato giovani e gruppi a Thures, ospiti della parrocchia di
don Pini Barella. La montagna è sempre nel cuore di questo prete, e
proprio passeggiando un giorno in alta Valle, don Ghiano viene a
conoscenza di una casa situata a 2000 metri di altitudine, a Sagnalonga,
sui Monti della luna, nel comune di Cesana, vicino a Claviere e di fronte
al Sestriere. “La cosa che continua a stupirmi è che io non cerco
l’occasione, ma sono le occasioni a presentarsi quando ho qualcosa in
mente per la comunità”, dice il pievano. Nel ‘69, il parroco acquista la
casa, la dona alla parrocchia di Almese, viene dedicata a san Francesco
d’Assisi, e l’inaugurazione è datata 4 ottobre ‘69, nel pomeriggio, con la
messa. Quest’anno compie trent’anni ed è sempre a disposizione di gruppi,
associazioni, ma anche famiglie, sia nel periodo estivo che in quello
invernale.
Collezionista di presepi Seguiamo don Ghiano, che
ci guida in una rapida ma esauriente visita alla chiesa, ai locali
parrocchiali ed a quanto in essi è contenuto. Per Natale, afferma, “mi
piacerebbe riuscire a realizzare le ultime vetrate, quelle che oggi
sembrano finestre di magazzino, con l’immagine delle Beatitudini...”. E
poi c’è la cappella dedicata alla Beata Anna Michelotti, la santa di
Almese, realizzata ai tempi dei lavori del complesso della chiesa, in
quella che un tempo era una semplice tettoia. In tutto quello che vediamo,
emerge la figura di un prete che non è mai solo, ma sempre in mezzo alla
gente. E la gente è presente, perché la comunità ci ha messo contributi ed
energie, ma anche tocchi d’artista, ad esprimere un rapporto non
epidermico con la chiesa e con questo prete. Poi, particolare curioso, c’è
la collezione di presepi di don Ghiano. “A volte i ragazzini ne vedono in
giro qualcuno che colpisce la loro fantasia, e me lo regalano”, dice il
pievano. Ce ne sono centinaia, e da tutte le parti del mondo. Ce ne mostra
uno, realizzato da un ragazzo nel guscio di una nocciola. Un piccolo
miracolo artistico di fede.
Niente squilli di trombe
45 anni di presenza in
Almese e per Almese. Sobria e semplice, con umiltà e continuità,
affrontando il ministero con la tranquillità dei cuori forti. Così, in
paese, le cose nascono e crescono all’ombra del grande campanile come i
funghi nel bosco, ed hanno tutte un gusto originale; sanno magari anche di
vita vissuta insieme agli altri, nella condivisione e nella preghiera.
Così, il piano regolatore spirituale di Dio ha trovato attuazione. Ed il
progettista è lì, sempre al suo posto, e quasi si schermisce se gli
chiediamo di mostrarci le opere realizzate nel suo cantiere. Un cantiere
fatto apposta per l’anima. Domenica sarà dunque festa. Una festa nello
stile di don Ghiano, naturalmente. Senza squilli di trombe: semplicemente
un sorriso e qualche buona parola, mai banale, durante la messa
anniversaria. E mentre risaliamo la valle, ripensiamo a quelle poche
parole da lui regalateci: “L’importante è essere buoni”.
07/10/1999 - intervista di
Giorgio Brezzo sul settimanale La Valsusa
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