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Ars Sacra
Ecco perché Carissimi, la pagina aperta e concentrata che apre da sempre il nostro bollettino parrocchiale, ha un alto indice di gradimento. Le pagine scritte dal pievano vogliono fugare i nostri fastidi, invitare a vivere serenamente come in un viaggio per monti e lidi sconosciuti e affascinanti. Un viaggio un po' in avanti e un po' all'indietro, come il gambero, per ribadire ciò che di bello si è detto e ricalcare quanto di buono è stato fatto. Pagine da leggersi al finestrino o all'oblò, con occhi e orecchi vigili per non incappare nell'ingenuità dello struzzo che, nascosta la testa, si sente tutto al riparo... La capacità di sfumare le emozioni o di inciderle nettamente affiora invece nei versi che il pievano, con desiderio e sapienza d'artista, cura, mettendo in campo personaggi e luoghi, sempre mirando a una perfezione che è possibile nella scrittura al contrario che nella pittura. Ma anche nell'arte pittorica ciò che al pievano interessa è precisione, metamorfosi di un'idea in un segno. Per l'artista, sotto il profilo più squisitamente spirituale, ne risulta una pittura meditata ed essenziale, sofferta e amata, mai falsa. Il salmista dell'Antico Testamento richiedeva al pittore di conferire all'immagine il valore della confessio nella fedeltà al soggetto ritratto, della pulchritudo gradita ai semplici, della sanctimonìa per i credenti, della magnificentia per i dotti. Più acutamente Sant'Agostino (ortodosso ma anche uomo di mondo) si aspettava dall'immagine la capacità di "dilettare per soavità, insegnare per necessità". Responsabilità non da poco, dunque, assegnata all'antico "libro muto" della pittura che abbraccia universalmente "tutte sorte di persone" (Discorso intorno alle immagini, 1582) superando e mettendo insieme la Babele delle lingue e delle intelligenze! La moderna immagine fotografica si pone di pari passo come il "libro muto", mettendo rigorosamente in evidenza il soggetto principale descritto e l'ambiente che lo circonda. Non occorre interrogarla perché, come ci ricorda Fiatone, se interroghi un'immagine, essa tace per quella forma di pudore qualche volta dimenticata dal cuore dell'uomo (Fedro, 275a). Guardiamo allora queste foto del nostro pievano, con il loro carattere di "straordinaria quotidianità religiosa" (direbbe Bernanos), cogliendone la pulchritudo e dilettandoci per la loro soavità e per le cose non dette. Immagini assai legate alla vita, alla quale chiedere ancora ulteriori occasioni di atti di carità, per arricchire lo spirito. Fabrizia e Leonardo Girardi |