10 Ottobre 2004 + canonico Ettore Ghiano + 50 anni ad Almese

Cammino di Comunione 

   Ogni celebrazione giubilare è invito a gioire, a ringraziare, a sperare nel domani: così è per il 50° dall'ingresso parrocchiale di don Ettore Ghiano nella comunità almesina. Fu, il 10 ottobre 1954, un dono del Signore alla parrocchia ed è, il presente anniversario, un ulteriore segno della Sua provvidente bontà.

il pievano con due vocazioni almesine: Anna Maria Bertolo e Mauro Giorda

   Così, pensando a un giorno ormai lontano e ai molti che ne seguirono, si può dire con le parole del salmista: "Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore... Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia". Di frequente troviamo il salmo 137 nella nostra liturgia: invito alla riconoscenza, a celebrare la grandezza dei doni del Signore, a invocarlo perché porti a compimento i Suoi benefici. Un ringraziamento che sale dall'intimo e risuona all'esterno, nella comunità, perché i sentimenti di gioia sono espansivi ed è bene che tutti si associno alla letizia della persona che si rivolge con gratitudine a Dio, desiderando farne partecipi molti fratelli.

    In occasioni come queste, è tutta la comunità cristiana che si dispone a rimeditare i passi di un cammino già lungo, compiuto insieme al proprio pastore nel segno di una fedeltà che è, prima di tutto, in Dio, il Dio fedele che chiama, manda, accompagna, completa ogni missione. E allora, proprio all'inizio vediamo una "vocazione sacerdotale". Giovanni Paolo II così la definisce: "Nel suo strato più profondo, ogni vocazione sacerdotale è un grande mistero, e un dono che supera infinitamente l'uomo. Ognuno di noi sacerdoti lo sperimenta chiaramente in tutta la sua vita. Di fronte alla grandezza di questo dono sentiamo quanto siamo ad esso inadeguati" (Dono e Mistero).

   E un dono per il chiamato, ma un dono per il servizio di Dio e dei fratelli: il sacerdote "ha come primo dovere quello di annunziare a tutti il Vangelo di Dio" (Presbyterorum ordinis, 4). Un annuncio che "mira a far sì che l'uomo incontri Gesù, specie nel mistero eucaristico, cuore pulsante della Chiesa e della vita sacerdotale (Dono e Mistero)".

   Ma accanto al sacerdozio ministeriale vi è il sacerdozio comune dei fedeli: pur differenti "sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poiché l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo" (Lumen Gentium, 10). Una comunità parrocchiale diviene in tal modo segno della presenza di Cristo nel mondo, rende testimonianza della propria fede in Lui e può dar ragione della propria speranza nella vita eterna.

   Questi temi ci propongono una ricchezza di riflessioni e di approfondimenti che non è possibile esaurire in breve spazio. Ma, considerando il nostro "oggi" che tende a mettere in discussione realtà e ruoli, istituzioni e persone che pure le servono da lungo tempo con dedizione assoluta, quali domande si pone il sacerdote che vive a contatto quotidiano con la sua gente? Sono certamente molte... Una risposta bella ed esauriente la offre ancora il Santo Padre: "Sono convinto che il sacerdote non deve avere alcun timore di essere fuori tempo, perché l'oggi umano di ogni sacerdote è inserito nell'oggi del Cristo Redentore. Il più grande compimento per ogni sacerdote e in ogni tempo è ritrovare di giorno in giorno questo suo oggi sacerdotale nell'oggi di Cristo (Dono e Mistero).

   L'unione profonda di vita del sacerdote con Gesù alimenta la sua carità pastorale: essa diviene sempre più paternità nello spirito che accoglie e abbraccia ogni persona affidata alla sua cura e ne riceve in cambio stima, affetto, conforto umano e spirituale consolazione. Dei laici che ha incontrato come sacerdote, il papa scrive: "li porto tutti nel cuore, perché ciascuno di loro ha offerto il proprio contributo alla realizzazione del mio sacerdozio... mi hanno indicato la strada, aiutandomi a capire meglio il mio ministero e a viverlo in pienezza" (Dono e Mistero).

   Nel cuore di un parroco vi è sicuramente un posto per ogni parrocchiano: è questa comunione che il Signore benedice e fa crescere nello scorrere della vita quotidiana, a volte difficile ma sempre illuminata dalla speranza.

   "E cosa molto importante varcare la soglia della speranza, non fermarsi davanti a essa, ma lasciarsi condurre": in queste parole del papa vi è un'indicazione per la continuazione del cammino di una comunità parrocchiale protesa verso il futuro, ma consapevole di esserne il buon fondamento nel presente, vissuto nell'impegno fattivo e sereno.

    E bello, infine, cogliere la ricorrente "nota mariana" che fa da sottofondo all'armonia della comunità almesina: tutti la conosciamo, a tutti dona conforto e ispirazione.

    "Maria è la donna che col sì della sua fede fa del suo oggi l'oggi di Dio": possa questa frase del cardinal Martini offrire lo spunto per un'imitazione di Maria e un affidamento sempre più convinto alla sua maternità che rinnova, giorno dopo giorno, la gioia cristiana del pievano e dei suoi parrocchiani.

 Suor Milena Girardi

     
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