|
Cinquant'anni: un cantiere continuo Trascorsi cinquant'anni dalla domenica d'autunno in cui il pievano fece il proprio ingresso nella parrocchia di Almese, è cresciuto il numero delle persone che per questioni anagrafìche non hanno potuto assistere a quell'evento, essendo nate dopo, e si è infoltito il gruppo di coloro che erano presenti quel giorno ma che nel frattempo ci hanno lasciato e quindi non possono più raccontarlo.
Le fotografie in bianco e nero che sono rimaste a testimoniare l'arrivo del nuovo parroco nel 1954 non fanno che aumentare la curiosità nelle giovani generazioni, che una festa così ad Almese non hanno più avuto occasione di viverla. Fermano lo sguardo su quelle istantanee attratti solo da tanti volti felici. Non provano invidia, perché quella festa non ci tengono a viverla oggi. Doverla ripetere significherebbe infatti aver perso il pievano e questo non si riesce neanche a immaginarlo. Ad Almese "il Pievano", in particolare per gli under 50, può essere solo don Ettore Ghiano, quell'uomo che è sempre stato presente in tutto il cammino percorso finora. In mezzo a tante persone festanti le fotografie ci restituiscono un giovane felice e serio, nel suo abito lungo e nero, con la fiera determinazione di chi è pronto al compito che lo attende. E sorprendente quanto quelle immagini siano indicative di quello che succederà in seguito. Quel giovane non ancora trentaduenne doveva segnare la storia, fino al nuovo millennio, del paese di cui stava diventando parroco. Tornando ai giorni nostri, forte è la tentazione di fare dei consuntivi, ma non è ancora ora: c'è ancora un futuro da vivere, pieno di speranze e frutti da cogliere; ci si può dunque limitare a fare un po' il punto della situazione. Il racconto di questo mezzo secolo può essere affrontato da molti punti di vista diversi, ma appare immediato ed efficace quello delle opere che il pievano è stato in grado di realizzare nella sua parrocchia. L'elenco di tutti gli interventi eseguiti in questi anni richiederebbe la pubblicazione di un intero volume, ma anche limitandoci alle opere più significative c'è da rimanere affascinati da ciò che quel giovane pieno di buona volontà, capacità e coraggio sia riuscito a portare a compimento.
Mentre la comunità, si può immaginare, stava ancora riflettendo con ammirata sorpresa su questa realizzazione notevole, il pievano stava già pensando a un progetto ancora più ambizioso, un'idea che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque: la realizzazione della nuova chiesa. Siamo agli inizi degli anni Sessanta e per la costruzione si decide di attingere direttamente dalle risorse dalla Provvidenza. L'opera deve essere apparsa ai più titanica, ai limiti dell'azzardo. Il coraggio e la lungimiranza nel pievano però non mancavano così, procedendo di gran carriera, anche la chiesa, progettata dall'architetto Giovanni Boschis, viene realizzata e con essa l'abitazione del parroco, la casa delle opere per le attività parrocchiali e il nuovo campanile. E il 1966: dopo dodici anni la parrocchia di Almese ha cambiato letteralmente volto.
Negli anni immediatamente successivi si cominciò a parlare della possibilità che venisse canonizzata Anna Michelotti, suora di origine almesina fondatrice delle Piccole Serve del Sacro Cuore. Il 1° novembre 1975 papa Paolo VI a Roma la proclamò Beata. A breve distanza di tempo il pievano pensò che fosse importante sollecitare la devozione verso la Beata Anna e quindi, oltre a nominarla compatrona della parrocchia, fece costruire una cappella in suo onore. Un autentico gioiello incastonato proprio a fianco della casa parrocchiale.
In ogni luogo ognuno poteva trovare un forte invito per andare incontro con fede a Cristo. Negli anni Novanta il pievano, a dispetto dell'età, che cominciava a essere più avanzata e poteva far pensare che subentrasse una forma di stanchezza, ha rifatto completamente l'oratorio parrocchiale (che aveva fatto costruire nel 1970) in collaborazione con gli alpini che al piano superiore hanno trovato la loro bella e accogliente sede. Un luogo che si è poi trasformato in un centro di aggregazione per molte persone e associazioni. Il cammino di questi dieci lustri si caratterizza per un numero enorme di altri lavori. È doveroso sottolineare che in ognuno di questi 50 anni il pievano ha eseguito una serie di interventi sulle strutture parrocchiali. In ordine sparso potremmo ricordarne alcuni, essendo ben consci che è inevitabile dimenticarne tanti altri: rifacimento e consolidamento del soffitto della chiesa nuova, ristrutturazione del campanile, vari interventi sul tetto della chiesa rifacimento dei locali sotto il campanile (di quest’anno l’ultimo intervento), rifacimento sostanziale del teatrino di casa riposo, interventi di varia natura sulla struttura di casa riposo, restauro del tetto e del campanile del santuario, ristrutturazione della vecchia casa parrocchiale (ora Casa dell'amicizia), due interventi di profonda ristrutturazione (uno ancora in corso) della casa alpina di Sagnalonga, diversi interventi su tutte le cappelle posizionate sul territorio parrocchiale (a titolo di esempio si ricordi il rifacimento del tetto di Madonna della Neve a cura degli alpini). Questo elenco potrebbe andare avanti all'infinito senza calcolare tutti gli interventi di "piccola" manutenzione che sappiamo, pensando alle nostre case, quanto siano emotivamente e finanziariamente impegnativi: rifacimenti di impianti termici, idraulici, elettrici; sostituzione di infissi, porte, finestre ecc. L'entità dei lavori eseguiti è stata dunque davvero eccezionale e di questo va reso merito, oltre che al pievano, anche a tutte le imprese, i professionisti, i volontari, le istituzioni pubbliche e i componenti della comunità parrocchiale che si sono succeduti in questi cinquant’anni e che attraverso il lavoro, l'appoggio, i contributi economici, i finanziamenti hanno permesso che tutto questo si realizzasse. I lavori in parrocchia come sappiamo non finiscono mai: in questo momento si sta completando la ristrutturazione della casa sotto il campanile (sede Caritas e Torino Club), si sta ancora lavorando a Sagnalonga ed è prossimo il rifacimento del tetto della cappella di San Rocco a Malatrait, inoltre è facile immaginare che diversi sono i lavori che seguiranno ma che per adesso sono solo radicati nella fervida mente del pievano. Lui senz’altro, come sempre in anticipo su tutti gli altri ha già individuato delle necessità o delle situazioni di criticità sulle quali intervenire e che quindi si trasformeranno nei lavori di domani Per questi lavori futuri il pievano sarà lì attivo e esigente come al solito. L'augurio migliore che potremmo rivolgere al pievano e a noi stessi è il seguente: visto che “la messe è molta” speriamo che "gli operai non siano pochi … " Ettore Soffietto
|