10 Ottobre 2004 + canonico Ettore Ghiano + 50 anni ad Almese

C'era una volta ...

    C'era una volta... Le belle storie cominciano tutte così e, quindi, anche la nostra non può fare eccezione.

    C'era una volta un padre di nome Silvestro, ormai avanti negli anni, molto preoccupato per suo figlio che non stava affatto bene. Il suo cruccio era il domani di quel figliolo e lui si arrovellava la mente nel cercare una soluzione al suo problema ma senza venirne a capo. Fu così che un giorno, discorrendo con il giovane prete del paese, venne a sapere che questi sognava di aprire una casa per accogliere persone non più in grado di badare a se stesse. Poi si salutarono e ognuno se ne andò per la sua strada. Per tutta la notte Silvestre pensò e ripensò all'idea del prete e al mattino tornò in canonica per proporgli un accordo: lui gli avrebbe messo a disposizione casa sua per la realizzazione del progetto a patto che suo figlio Italo vi fosse accolto.

    Fu così che la nostra storia si calò nel concreto di Almese.

    Il 24 ottobre 1958 il notaio Mario Muzzi stese l'atto di donazione della proprietà di via Romana n. 5; poi, come si conviene a ogni istituzione che si rispetti, si scrisse lo Statuto organico in cui si stabiliva, tra l'altro, che il parroco pro-tempore della parrocchia della Natività di Maria Vergine di Almese, don Ettore Ghiano, ideatore e fondatore, ne sarebbe stato il presidente e che i soci co-fondatori erano il prof. don Giovanni Bertolo, il dott. Massimo Dosio e i signori Giovanni Ghibaudo, Luigi Bessone, Attilio Blandin Savoia, Franco Catti, Roberto Vighetto e Marco Bertolo, le signore Ester Perotto vedova Bertolo e Vittorina Occelli in Zerbola e la signorina Marisa Girodo.

    Poi fu tutto un fervore di lavori per adattare il fabbricato e già nel 1959 le porte della casa di riposo Santa Maria al Getzemani si aprivano per accogliere i primi ospiti e di loro allora si prese cura un gruppetto di brave e volenterose giovani almesine. Il 17 aprile 1963 la Gazzetta Ufficiale pubblicava il Decreto del Presidente della Repubblica n. 470 che riconosceva l'istituzione quale Ente Morale.

    E intanto l'edificio di via Romana si faceva sempre più accogliente e funzionale a beneficio degli assistiti che via via vi trovavano cure e ospitalità cordiale in camerette a uno o due letti, in locali lindi e luminosi aperti sull'ampio giardino. Essi, liberi di uscire in paese a loro piacimento, potevano e possono mantenere vivi i rapporti con familiari e conoscenti e vivere la realtà della comunità locale, cosa questa assai importante.

   Un vero "colpo d'ala" si ebbe poi con l'arrivo  delle  Suore  della  Congregazione delle Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù, di cui fu fondatrice — come tutti sanno — la Beata Anna Michelotti, almesina di estrazione e compatrona del paese.

Giunsero in tre, e con Suor Maria Rosario, Suor Maria Letizia e Suor Maria Lina fu subito una ventata di ottimismo e di quella vitalità efficiente e premurosa che è propria delle religiose.

   Ne beneficiarono sia la casa di riposo sia la gente, perché esse trovarono tempo e modo di essere utili anche alla popolazione con prestazioni sia all'interno della struttura sia a domicilio. Da allora la Congregazione ha continuato — ancora ultimamente con Suor Maria Bianca — a mantenere ininterrottamente presenti ad Almese le consorelle, che sono una vera benedizione per la zona che gliene è grata.

    Questa è la casa di riposo Santa Maria al Getzemani che in tanti sentono un po' come loro; lo sente il cittadino comune; lo sentono i soci benefattori e i membri del Consiglio d'amministrazione; la seguono con simpatia dal Comune, sempre attenti alle vicende dell'istituzione.

    E il giovane prete che discorreva con "Silvin"? È ancora lui, sempre lui, il pievano di Almese che festeggiamo. Ha qualche manciata d'anni in più don Ettore ma sempre uguali sono la sua vitalità e la vivacità di mente. Attento alle necessità delle persone, dispiega con dovizia le proprie doti a questa sua creatura che è la casa di riposo vagheggiata, iniziata e seguita passo passo per più di nove lustri quale lungimirante presidente del Consiglio d'amministrazione, aperto alle novità migliorative della vita dei ventisei ospiti.

Certo è che di lui non si può dire che la sua carità è inutile perché priva di opere!

   Grazie, pievano-presidente, e ad multos annos!

Costantino Bruno 

     
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