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Ricordi di un chierichetto un po' sui generis Sono stato un chierichetto della "seconda ondata", troppo piccolo per accogliere il pievano nel suo insediamento ad Almese, ma che negli anni immediatamente successivi, dal 1957 e fino al 1961, ha servito centinaia di messe (benedizioni un po' meno) e che ritorna col pensiero a quel periodo infantile con infinita nostalgia, associandolo sicuramente ai suoi ricordi più belli. Il pievano lo avevamo già conosciuto all'asilo infantile di via Viglianis quando venne a farci visita a inizio "mandato" nel 1954 e conservo ancora le vecchie foto in bianco e nero di lui alto, magro, con la lunga tonaca nera, che peraltro non ha mai abbandonato, in mezzo a tutti noi con la divisa bianca di allora. Due figure e un evento associo sempre al pievano quando lo ricordo. Mia madre che orgogliosamente ribadiva sempre, quando si parlava di lui, che era l'unica che lo aveva visto ancora con i pantaloni corti quando giovinetto percorreva via Traforo, a Bussoleno, per recarsi in chiesa; suo padre, dal caratteristico pizzetto bianco, che con la sua severa bonarietà aveva sempre qualche motto di spirito con noi, sebbene spesso credo provocassimo disturbo in parrocchia, e che quando mi incontrava faceva roteare la sua mano sul mio capo storpiandomi scherzosamente il nome. L'evento mitico fu invece la prima gita in pullman, al Moncenisio, che da allora ha significato per me "la montagna"... ecco il famoso imprinting^. Credo di essere stato un assiduo chierichetto, servendo spesso le tre messe domenicali, qualche volta anche quella alla cappella di San Rocco a Malatrait, che raggiungevamo percorrendo la scorciatoia dalla centrale della "Fusinassa" o, evento particolarmente gratificante, con la 1100 del mitico ciclista Ettore. Quando la scuola, il sonno e la voglia lo permettevano servivo le messe mattutine della settimana che allora venivano celebrate alla buon'ora e ricordo il pievano che, quando già mi ero trasferito a Rivera, spronava i miei compagni facendo notare che dovevo arrivare io da fuori paese a servire messa, anziché loro... Il passaggio di funzioni nel servire la messa segnava poi la nostra crescita di grado e la progressiva "importanza" ci inorgogliva. La raccolta dell'elemosina, la partecipazione alla benedizione delle case e le processioni con la cotta rossa portando sulle spalle la statua della Madonna rappresentavano il degno coronamento della nostra carriera di chierichetto. Un aneddoto curioso, che suscitò anche una lieve ilarità nel volto sempre severo del pievano, fu quando inciampai nella veste nera e caddi goffamente sugli scalini dell'altare ancora collocato in posizione ante concilio, ma riuscii comunque eroicamente a salvare il leggio e il messale da rovinosa e "sacrilega" caduta.
Un 7 in condotta lo provocò poi un arrivo anticipato al rifugio "Ciau Pais" di Sauze d'Oulx nel corso di una gita con il pievano, anche questo candidamente confessato in un tema in classe; ci fu però il nostro compagno Mario che non accettò questo palese sopruso e a richiesta volle il 6. Nonostante queste reprimende e l'apparente severità dimostrata dal pievano, quegli anni trascorsi a contatto con lui sono stati anni ricchi di amicizia, spensieratezza, e il seme educativo lanciato dal pievano credo mi abbia lasciato dei valori che mi accompagneranno per sempre. Grazie, pievano, anche a nome dei miei compagni d'infanzia Gino, Bruno, Mario, Vera, Luciano e Rinaldo, che purtroppo lei ha già accompagnato nell'estremo viaggio e che dal cielo vegliano su di noi. Gabriele Vacchiotti |