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Il Pievano e i Giovani
Il pievano e i
giovani. Giovani di cinquanta, venti, dieci anni fa. I giovani di oggi,
quelli che con il loro tipico entusiasmo lo vogliono festeggiare, perché
un traguardo così importante, come il suo, neanche se lo immaginano.
Eppure questo 10 ottobre è solo per lei e per chi le ha vissuto accanto
cinquant'anni ad Almese. Ci siamo anche noi giovani insieme a quelli che
ora sono diventati mamme e papa, nonni o nonne. Ci siamo anche noi e
vogliamo dire grazie al pievano. Grazie per non aver mai perso una lezione
di catechismo, per aver giocato con noi a pallone seppur con quella
talare, non certo troppo comoda per due tiri a calcio. Grazie per averci
insegnato con l'esempio il messaggio di Cristo con la costanza di chi
sopporta dei bambini a volte un po' disattenti e vivaci. Non c'è nulla di
più efficace che una testimonianza credibile e una rettitudine di vita per
spiegarci il Vangelo. Grazie per averci regalato Sagnalonga,
l'oratorio, per aver permesso che nascessero gruppi come l'Azione
Cattolica Ragazzi e gli Scout. Se il pievano non li avesse voluti per noi,
non avremmo potuto crescere in istituzioni che ci stanno dando tanto. Se
non ci volesse davvero bene il pievano, forse lascerebbe perdere tutti i
grattacapi che spesso ne scaturiscono, forse non vorrebbe permetterci a
tutti i costi di avere ancora una casa alpina solo nostra. Grazie per
averci spronati a essere un modello unico per gli altri; grazie per averci
dimostrato affetto e gratitudine, anche se magari dietro qualche timido
silenzio. Grazie per aver continuato a essere presente nonostante il
sempre più ampio divario d'età: a volte non conta, per noi è come se lei
fosse un po' un nonno speciale. Ce la passa questa definizione? Ai nonni
si vuole un bene particolare, forse non si ride e non si scherza come con
un coetaneo ma questo perché con essi esiste un legame più intimo e
profondo.
Anna Olivero |
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