10 Ottobre 2004 + canonico Ettore Ghiano + 50 anni ad Almese

Mio zio, il Pievano 

     Sono immagini di semplice quotidianità, quelle che mi vengono alla mente, pensando ai cinquant'anni di servizio di mio zio, don Ettore.

    Sul sagrato della "chiesa vecchia" c'è una grande croce di pietra: là, nelle sere d'estate, bambina ospite dei miei nonni, seduta sui gradini, guardavo con soggezione la figura alta e instancabile del giovane parroco, forse già ansioso nell'immaginare la nuova grande chiesa, giù a valle.

    Ricordo, tanti anni dopo, una luminosa e mite giornata invernale; nella piccola chiesa di Santa Margherita sulla collina di Tonno, lo zio mi unisce in matrimonio a Franco e mi rimangono le sue parole come congedo dalla prima giovinezza e presagio per gli anni della maturità.

    Risuona la voce infantile di mia figlia Elena, nella canonica della chiesa nuova: è primavera. Nonna Laura cerca di contenerne l'esuberanza, nel timore di disturbare il pievano. Ricordo invece il suo sorriso affettuoso: con qualche capello bianco e i tanti impegni, inizia il secondo periodo del ministero di don Ettore ad Almese

    Triste è il pensiero che mi viene ora alla mente: la dura prova per lo zio quando per un banale incidente, è sceso il buio sul suo occhio sinistro; nella piccola stanza dell'ospedale cantonale di Ginevra, prima dell'impegnativa operazione, assistito con premurosa attenzione dalla sua comunità, confortava chi cercava di consolarlo, mentre attendeva con impazienza di poter tornare a seguire i suoi parrocchiani.

    E sopraggiunta poi la mia malattia; avevo paura di non poter più continuare a stare vicino alla mia famiglia e alla bimba. Ricordo le parole dello zio che, pur nel dolore mi ha affettuosamente riportato all'accettazione cristiana della dura prova.

    E tornato poi il sereno ed io sono potuta di nuovo salire a incontrare la cara Madonna del Rocciamelone; non dimentico il sorriso benevolo dello zio quando gli ho mostrato la bella fotografia in vetta, ai piedi della statua.

    Nella canonica c'è una bella immagine di questa Madonna; mi piace pensarLa anche come simbolo della disponibilità del pievano al pellegrinaggio quotidiano attraverso la sua comunità parrocchiale.

    Sono trascorsi gli anni della maturità: molti gli impegni, interessi, emozioni; sono però rimasti un punto fermo i periodici, brevi incontri con lo zio, nella quiete della canonica spesso in occasione delle visite di Francesco e Laura. Colloqui semplici, sereni, da cui è sempre affiorata sua entusiasta fiducia nella Provvidenza. Purtroppo le visite di Francesco e Laura sono finite e grande e il dolore per la loro recente scomparsa; ricordo ancora con commozione il faticoso viaggio dello zio, fino in Riviera, a Sanremo, per salutare ancora una volta il fratello Nella bella giornata di sole, Francesco è sembrato momentaneamente uscire dalla nebbia dei suoi pensieri, per scambiare lucide parole di affetto con don Ettore

    Mi piace ricordare con questa immagine di affettuosa intimità familiare i primi cinquant anni di servizio ad Almese di mio zio, il pievano.

 La nipote Luisa

     
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