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Mio zio, il Pievano
Sul sagrato della "chiesa vecchia" c'è una grande croce di pietra: là, nelle sere d'estate, bambina ospite dei miei nonni, seduta sui gradini, guardavo con soggezione la figura alta e instancabile del giovane parroco, forse già ansioso nell'immaginare la nuova grande chiesa, giù a valle. Ricordo, tanti anni dopo, una luminosa e mite giornata invernale; nella piccola chiesa di Santa Margherita sulla collina di Tonno, lo zio mi unisce in matrimonio a Franco e mi rimangono le sue parole come congedo dalla prima giovinezza e presagio per gli anni della maturità. Risuona la voce infantile di mia figlia Elena, nella canonica della chiesa nuova: è primavera. Nonna Laura cerca di contenerne l'esuberanza, nel timore di disturbare il pievano. Ricordo invece il suo sorriso affettuoso: con qualche capello bianco e i tanti impegni, inizia il secondo periodo del ministero di don Ettore ad Almese Triste è il pensiero che mi viene ora alla mente: la dura prova per lo zio quando per un banale incidente, è sceso il buio sul suo occhio sinistro; nella piccola stanza dell'ospedale cantonale di Ginevra, prima dell'impegnativa operazione, assistito con premurosa attenzione dalla sua comunità, confortava chi cercava di consolarlo, mentre attendeva con impazienza di poter tornare a seguire i suoi parrocchiani. E sopraggiunta poi la mia malattia; avevo paura di non poter più continuare a stare vicino alla mia famiglia e alla bimba. Ricordo le parole dello zio che, pur nel dolore mi ha affettuosamente riportato all'accettazione cristiana della dura prova. E tornato poi il sereno ed io sono potuta di nuovo salire a incontrare la cara Madonna del Rocciamelone; non dimentico il sorriso benevolo dello zio quando gli ho mostrato la bella fotografia in vetta, ai piedi della statua. Nella canonica c'è una bella immagine di questa Madonna; mi piace pensarLa anche come simbolo della disponibilità del pievano al pellegrinaggio quotidiano attraverso la sua comunità parrocchiale. Sono trascorsi gli anni della maturità: molti gli impegni, interessi, emozioni; sono però rimasti un punto fermo i periodici, brevi incontri con lo zio, nella quiete della canonica spesso in occasione delle visite di Francesco e Laura. Colloqui semplici, sereni, da cui è sempre affiorata sua entusiasta fiducia nella Provvidenza. Purtroppo le visite di Francesco e Laura sono finite e grande e il dolore per la loro recente scomparsa; ricordo ancora con commozione il faticoso viaggio dello zio, fino in Riviera, a Sanremo, per salutare ancora una volta il fratello Nella bella giornata di sole, Francesco è sembrato momentaneamente uscire dalla nebbia dei suoi pensieri, per scambiare lucide parole di affetto con don Ettore Mi piace ricordare con questa immagine di affettuosa intimità familiare i primi cinquant anni di servizio ad Almese di mio zio, il pievano. La nipote Luisa |