10 Ottobre 2004 + canonico Ettore Ghiano + 50 anni ad Almese

La musica in Chiesa ad Almese dal 1954

    Avevo poco più di quattro anni quel 10 ottobre 1954 quando il pievano arrivò ad Almese. Il mio ricordo di quel giorno è vaghissimo: nella mia mente vedo, dando la mano alla mia mamma, moltissima gente su per la strada che conduceva al "truch d'ia Cesa" e che aspettava l'arrivo del nuovo pievano (poi diventato "il Pievano", quasi nessuno dei veri almesini lo chiamerà più don Ettore o don Ghiano.

   Negli anni successivi ho cominciato a fare il chierichetto; a quei tempi la cantoria parrocchiale era composta da soli uomini che cantavano dalla tribuna dell'organo (chiamata "l'orchestra"). Per la cronaca, ho scoperto di recente un documento che testimonia che l'organo della vecchia chiesa fu inaugurato il 24 dicembre 1899. Abbiamo perso l'occasione di celebrarne il centenario, pazienza.

   Il Maestro Rolle (Rul), l'organista, era per me bambino una figura mitica e un po' burbera. Il suono dell'organo mi aveva subito affascinato. Quando, alcuni anni dopo, per un certo periodo l'organo non venne più suonato, le cerimonie divennero per me un po' tristi e vuote. Fortunatamente ci sono sempre state persone che hanno dedicato energie enormi per il canto in chiesa.

   La benedizione durante il mese di maggio era veramente qualcosa di speciale. Il fumo dell'incenso avvolgeva i due splendidi lampadari che non ci sono più perché sono stati rubati. Prima della funzione, sul sagrato, il tramonto del sole (non c'era Fora legale) era animato dal volteggiare delle rondini che con le loro evoluzioni e il loro canto annunciavano la fine della giornata. Noi ragazzini facevamo le corse per arrivare per primi a suonare le campane mezz'ora prima della funzione. Il canto, per queste funzioni più semplici, era annunciato da alcuni uomini dall'"orchestra" e le donne (tutte con il velo, la "cuefa"), rispondevano dai banchi. Si cantavano il Tantum Ergo, Ave Maris Stella, gli inni eucaristici e molte lodi alla Madonna (tutta l'assemblea cantava ed era bellissimo). La stessa cosa si faceva la domenica pomeriggio per tutto l'anno, con l'aggiunta del canto dei vespri.

    I cantori che ricordo meglio e che tanto hanno dato (mi scuso se ne dimentico qualcuno, ma sono passati tanti anni ed ero molto giovane) sono Giuseppe Bosio (Notu), i suoi figli Renzo (Rensin) e Angelo (Angiulin), Guido Bertolo, Aldo Magnetto e Giuseppe Giacone. Alcuni di loro, in particolare Notu, andavano tutte le mattine alla messa delle 6 e cantavano le messe e le antifone in gregoriano. La maggior parte di queste messe erano di suffragio e quindi si chiamavano "da morto" e talvolta "cun tumba", dato che veniva montato una specie di catafalco nero. D'inverno faceva molto freddo e la chiesa non era riscaldata. L'illuminazione pubblica era ridotta in quel tratto a un paio di fioche luci, una davanti al quadro di San Sebastiano e l'altra all'incrocio con via Medico Ball. Il pievano naturalmente era sempre presente dato che non c'erano viceparroci.

   La messa della domenica alle 11 era naturalmente più solenne ed era "cantata". La cantoria si ritrovava il sabato sera in parrocchia per le prove e ricordo che, finita la carriera di chierichetto, io ero stato invitato a fame parte.

L'organo aveva ricominciato a suonare grazie al Maestro De Martino, che il sabato sera insegnava ai cantori le Messe di Perosi, Ravanello, Piglia ecc. Non so valutare la qualità delle esecuzioni, ma a me sembravano grandiose e in certi momenti mi emozionavano.

   Naturalmente la banda musicale (che veniva chiamata "la Musica") partecipava sempre alle processioni del Corpus Domini e della festa patronale ("Madona d'stember").

    Un aspetto musicale da non sottovalutare riguarda le campane, che venivano suonate da Notu e, nelle feste principali, da Rinaldo (Naiu). Naiu era un abile campanaro e il ricordo delle campane a festa ("a baudtta") è scolpito nella mia mente come qualcosa di veramente festoso e quasi miracoloso. Il suono che annunciava i funerali era invece lento, lugubre ed evocativo. Nei funerali si cantava soprattutto il Miserere in latino, canto con parole splendide e solenni (come il De Profundis, che però veniva piuttosto recitato). I cantori erano sempre gli stessi, alcuni dei quali assicurano ancora oggi il servizio ai funerali (Giuseppe Giacone, Guido Bertolo, Angelo Bosio e altri). Le strofe si alternavano tra gli uomini e le donne.

    Durante la settimana santa, e in particolare il Venerdì santo, i ragazzi più grandicelli andavano "a rané", cioè andavano in giro per il paese con le raganelle di legno (di tutte le dimensioni) e si diceva che rappresentassero i giudei. Anche questa è una forma di musica.

    Nel 1963 ci fu la riforma liturgica e purtroppo bisogna dire che la musica in chiesa ricevette un brutto colpo. Non si poteva più cantare in latino, ma non esisteva un repertorio alternativo e per molti anni fummo ridotti a eseguire pochi scialbi canti.

    In Italia gran parte delle cantorie si sfasciarono, perché molti non accettarono un cambiamento così radicale. Ad Almese i cantori più anziani decisero di abbandonare ma, dato che la Provvidenza esiste, in quegli anni arrivarono due viceparroci (uno di seguito all'altro) che avevano il dono della musica, suonavano bene l'organo e, collaborando con il Maestro De Martino, rivitalizzarono la cantoria, che nel frattempo aveva accolto molti ragazzi e ragazze e che cominciò a eseguire anche canti polifonici.

    Nel 1966 ci trasferimmo nella nuova chiesa. Fu acquistato un organo elettronico (che è ancora in servizio nella sala prove del coro) e continuammo l'attività di animazione liturgica nell'angolo della chiesa dove attualmente c'è il tabernacolo. In quegli anni io cominciai a familiarizzare con la tastiera dell'organo e con molta fatica imparai ad accompagnare un canto della messa (Al tuo santo Aitar). Nel frattempo eravamo di nuovo carenti di organisti e una sera del settembre 1967 (in quel periodo c'era sempre la messa alle 20.30), visto che non c'era nessuno che suonava, mi avvicinai alla tastiera e accompagnai quell'unico canto che sapevo.

    Da quel momento mi misi di impegno, imparai altri canti e cominciai a suonare più spesso. Nel settembre 2004 ho quindi "maturato" 37 anni di anzianità come organista di Almese.

    La cantoria era nel frattempo diventata vivace, c'erano molti ragazzi e quelli più anziani davano il buon esempio. Il repertorio musicale in italiano cominciava a essere più nutrito e anche il Maestro De Martino aveva composto due belle Messe in italiano, che furono anche eseguite al Convegno diocesano delle cantorie.

    Le mie capacità all'organo si stavano sviluppando, e sono grato a Rodolfo Prinetto, che un giorno mi portò al Conservatorio di Torino per sentire un vero concerto, con un vero organista (Luigi Ferdinando Tagliavini), su un vero grande organo. Non avevo mai assistito a niente di così musicalmente impressionante; un nuovo universo si apriva davanti a me.

   Nel luglio del 1970 partii per il servizio militare a Roma e il pievano mi promise che al mio ritomo avrei trovato un vero organo a canne nella nostra chiesa. Quando tornai per Ognissanti, mi disse che aveva firmato il contratto con la Famiglia artigiana fratelli Ruffatti di Padova per il nuovo organo.

   Nel maggio del 1971 l'organo arrivò, fu montato e accordato e in due settimane era pronto. Era un organo bellissimo, fonicamente e architettonicamente, molto più di quanto mi potessi ragionevolmente aspettare. C'erano state polemiche, dato che alcuni ritenevano quella per l'organo una spesa superflua (eravamo appena usciti dal Sessantotto), ma grazie alla lungimiranza del pievano, appoggiato dal "nocciolo duro" della cantoria, oggi la chiesa parrocchiale di Almese ha uno degli organi più belli che si possano trovare in

un raggio molto vasto, conosciuto e apprezzato da tutti gli organisti, alcuni di fama mondiale, che lo hanno suonato in questi anni.

    Dobbiamo anche ringraziare tutti coloro che contribuirono alla spesa che fu, se non vado errato, di dodici milioni di lire.

    E fu così che il pievano, con un atto di fede e di coraggio quasi improponibile a quell'epoca dalle nostre parti, fece diventare Almese un punto di riferimento per la musica sacra.

    L'organo fu benedetto e inaugurato durante una funzione serale nel giugno 1971 e poi inaugurato con un concerto ufficiale in settembre dal Maestro Giuseppe Peirolo, di origine bussolenese (come il pievano), ma con studi musicali al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Peirolo, prematuramente scomparso nel 1986, eseguì brani di Bach, Franck, e una sua apprezzatissima composizione sull'antifona "Ego sum resurrectio et vita".

   Negli anni successivi, con l'appoggio della Pro Loco grazie al suo presidente Costantino Bruno, ospitammo organisti famosi come Guido Donati, Arturo Sacchetti, Roberto Cognazzo, Sergio Paolini. Il mio amico James Edwards Goettsche, conosciuto a Roma e ora titolare dell'organo della basilica di San Pietro, tenne il concerto dei trent'anni del nostro organo nel 2001. Colgo l'occasione per ricordare che l'organo di Almese è citato con dovizia di particolari su un importante libro dell'organologo Corrado Moretti, dal titolo L'Organo Italiano. E descritto come esempio di organo piccolo (perché è piccolo, nonostante la potenza di suono), ma perfettamente adatto sia al servizio liturgico, sia all'esecuzione di tutto il repertorio organistico.

   Alla fine del 1971, il Maestro De Martino decise di ritirarsi e così ci ritrovammo con una discreta cantoria, con molti giovani, ma nessun maestro. Per alcuni anni cercammo di tirare avanti e poi un giorno, a malincuore e senza esperienza, solo per non lasciar cadere quel che era stato fatto di buono, decisi di impegnarmi di più. Grazie all'aiuto ancora una volta del "nocciolo duro", composto da Guido, Aldo, Renzino e

Angiolino, con l'aggiunta dei molti giovani che ci credevano (tra i quali ancora oggi ci sono Giuliana Bertolo, Pierangela Bertolo, Loredana Pavan), cominciammo a eseguire brani di una certa importanza.

   In occasione del 25° anniversario di parrocchia del pievano, visto che avevamo qualche brano presentabile, decidemmo di proporre una serata musicale in suo onore. Il sabato 13 ottobre 1979, se ricordo bene, era una serata piovosa, ma il nostro concerto fu una sorpresa per il pievano, per il pubblico e forse anche per noi. Noi consideriamo questa data come la data di nascita del coro, che fu poi battezzato "Mater Ecclesiae" su proposta del pievano.

   Nel settembre 1980, con altre migliaia di cantori da tutta Italia partecipammo al Convegno nazionale dei cori liturgici a Roma, nella basilica di San Pietro.

   Negli anni successivi, l'animazione liturgica del coro (che era composto prevalentemente da ragazze, molto brave) aveva raggiunto un buon livello e tutte le domeniche c'era veramente un bei gruppo per la messa. Il coro cantava brani polifonici ma ha sempre lasciato spazio al canto dell'assemblea. Le prove erano il lunedì sera, ma una prova suppletiva il sabato pomeriggio permetteva ai più giovani di partecipare. Quando venne aggiunta la messa delle 18, non fu più possibile fare le prove e questo fu un ostacolo per i giovanissimi, che avevano difficoltà a partecipare alla prova serale.

   In parallelo, il coro eseguiva concerti, sia ad Almese sia fuori, e cominciava a essere conosciuto. Molti, da paesi vicini, entrarono a farne parte ed è grazie a loro se ha potuto sopravvivere.

   Il concerto prima della messa di Mezzanotte attirava molta gente e anche quelli di ottobre erano molto popolari (per alcuni anni, con Giorgio Calcagno, abbinammo musica e poesia).

   Nel 1988 facemmo un memorabile viaggio a Parigi, dove cantammo, da soli, la messa principale nella cattedrale di Notre Dame. Nel 1989 decidemmo di costituirci legalmente come associazione, e Giancarlo Coletto fu il primo presidente.

   Una domenica del 1985 avevo conosciuto un ragazzino, Roberto Bertero, che mi aveva impressionato per le sue capacità all'organo. Oggi quel ragazzino è l'organista ufficiale del nostro coro, nonché organista titolare alla Consolata di Torino e concertista affermato in tutto il mondo.

   Dal punto di vista dell'animazione liturgica, iniziò purtroppo una certa decadenza, dovuta al fatto che molti almesini pian piano se ne andavano dal coro, mentre altri di fuori Almese entravano a fame parte. Ciò ha consentito al coro di proseguire nella sua attività artistica, ma non ha più permesso di animare le funzioni parrocchiali allo stesso livello di prima. Ben pochi almesini, in particolare i più giovani, sentivano il bisogno di unirsi a noi. Questo stato di cose dura da almeno vent'anni; non so quale ne sia la causa, ma ciò è stato a lungo per me motivo di amarezza.

   Nonostante le difficoltà, le messe domenicali sono ancora animate da un gruppetto di fedelissimi, alcuni facenti parte del coro e altri no, che da molti anni guidano l'assemblea nell'esecuzione dei canti. In ogni caso l'organo, e in particolare il nostro, è in grado di rendere solenne anche una funzione molto semplice.

   Più volte il coro ha collaborato con la Filarmonica almesina, animando la messa di Santa Cecilia. La Filarmonica ha anche eseguito alcuni dei suoi concerti annuali nella nostra chiesa.

   Nel 1991 eleggemmo un nuovo presidente. Chiara Bertolo (ancora in carica e finora confermata con elezioni biennali), e il coro iniziò una nuova fase della propria esistenza.

Invitammo un coro americano, di Pittsburgh, e a partire dal 1992, grazie al sostegno del Comune e con l'approvazione del pievano, decidemmo di istituire una rassegna musicale regolare. Questa rassegna fu battezzata "Musica d'Autunno", cioè musica in autunno e per l'autunno, che ad Almese è sicuramente una delle stagioni più belle dell'anno e più amate dal pievano. Dal 1992 abbiamo ospitato tutti gli anni l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai con solisti e direttori famosi, e molti altri illustri musicisti (cori, organisti, complessi orchestrali). Si aggiunsero poi l'appuntamento con "Musica di  Natale"  e  quello,  più recente, con "Musica per laì Settimana Santa", che consiste nell'esecuzione di musiche sacre corali e organistiche e nella lettura di brani biblici ispirati alla Passione.

   Con questo articolo spero di aver dato un'idea della musica in chiesa e vicino alla chiesa ad Almese nel cinquantennio trascorso dal pievano: un ottimo periodo per la musica.

 Silvano Bertolo 

     
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