10 Ottobre 2004 + canonico Ettore Ghiano + 50 anni ad Almese

Un mazzolino di ricordi 

    Ho accolto con trepidazione, ma anche con gioia, l'invito a raccogliere alcune testimonianze su don Ettore nel periodo in cui è stato "vice" a Condove, perché è stato il primo sacerdote che ha indirizzato la mia vita all'impegno dell'apostolato nell'Azione Cattolica, nell'età in cui si fanno le scelte fondamentali per rispondere al progetto di Dio. Anche in seguito ho avuto la grazia di continuare a beneficiare, di riflesso, del suo ministero sacerdotale, per i servizi diocesani ai quali sono stata chiamata — prima nella "Gieffe", poi nella presidenza dell'AC del nuovo Statuto, in seguito nel Consiglio pastorale diocesano — che richiedevano contatti regolari con i parroci della diocesi. In ogni visita l'accoglienza era cordialissima e sempre affioravano i ricordi.

    Don Ghiano venne a Condove dopo circa un anno dalla sua ordinazione, nel periodo subito dopo la guerra, in cui si era molto disorientati e si doveva imparare a vivere da cristiani in una società che muoveva i primi passi sulla strada della democrazia.

    Con le sue capacità di leader e di comunicatore entusiasta, seppe raccogliere i ragazzi e i giovani attorno all'ideale associativo della "Ciac" e l'associazione "Alessandro Sacchi" ritrovò nuova forza. Nel 1947 partecipò con un bei gruppetto al Convegno nazionale della Giac a Bologna e la sua presenza attenta impedì che alcuni di loro tornassero a casa con spiacevoli ricordi. Nel 1948 un gruppo di giovani condovesi, con il "vice", erano a Roma per 1'80° di fondazione della Giac, tra i 300.000 "Baschi Verdi", alla fiaccolata e alla celebrazione notturna in piazza San Pietro e il giorno seguente ad ascoltare e applaudire il papa (Pio XII), e a cantare il loro impegno: "Bianco Padre che da Roma ci sei meta, luce e guida, in ciascuno di noi confida, su noi tutti puoi contar". Nel 1950 l'associazione "Alessandro Sacchi" celebrò solennemente il suo 30° di vita con un Convegno diocesano dell'Azione Cattolica a Condove. La partecipazione fu numerosissima ed entusiasta, grazie anche alla presenza del prof. Carlo Carretto allora presidente nazionale della Giac.

    Fin dall'estate 1947 don Ettore organizzò le "colonie" per i ragazzi e i campeggi per i giovani in varie località montane. Era un animatore eccezionale, ma sapeva anche stabilire profondi rapporti personali. Ho chiesto ad alcuni dei giovani di allora di raccontare qualche ricordo significativo; i loro occhi esprimevano più delle parole la gioia dei "momenti forti, indimenticabili" vissuti con lui.

 


 

    "Quando penso a don Ghiano, penso ai tempi tormentosi dell'adolescenza, con le speranze e le crisi: un mare procelloso in cui mi pareva difficile navigare e in cui lui, il 'vice', diventava spesso guida e punto di ancoraggio. Era il 'padre' che correggeva la rotta, sorreggeva, perdonava.

Nella mia memoria, sotto il naso dantesco, c'è il largo luminoso sorriso di don Ettore, cordiale e disponibile, ma c'è anche la severità della sua predicazione e l'improvviso rabbuiarsi quando il comportamento dei suoi ragazzi contrariava. Ricordo le adunanze del sabato sera: polarizzava la nostra attenzione con la forza dei suoi argomenti e la sua abilità dialettica. Non ammetteva distrazioni o leggerezze, ma si apriva alla discussione e al confronto.

    Ricordo la sua stanza e il suo studio, che in verità erano un tutt'uno: un grande, enorme, freddo locale, con il pavimento rosso di mattoni diseguali e consumati, quella stufetta a legna che d'inverno avrebbe dovuto scaldare. In quello stanzone parlavamo a lungo. Io con quella voglia polemica di mettere tutto in discussione, tipica della maggior parte degli adolescenti, lui con la pazienza e la disponibilità di un padre, severo ma tollerane pronto a capire, a spiegare".

Vincenzo Bonaudo

 

 

 


 

    "Don Ettore Ghiano, il 'vice ': la mia infanzia, la mia prima giovinezza. Sembra ieri e son passati quasi sessantanni. Con Oscar, Renato e Giuseppe, Luciano, Sergio e... sempre attaccati a quella 'gonna'.
Scuola di vita che lascia il segno.
    Al sabato nella sede adiacente la vecchia parrocchia e poi a trovare Leandrin alla Torretta: portargli la legna, pulirgli la casa.
   Estati in montagna a Sauze: Città dei ragazzi, Sindaco, assessori. Il nostro simbolo il pellicano (sfama i suoi piccoli con il suo sangue).
   Gite in bici a Bussoleno a trovare i suoi genitori. La sua mamma ci preparava la 'pani- scia' tipico piatto vercellese di riso con i fagioli (che bontà!).
   Nel mese di maggio nelle varie parrocchie dei paesi vicini dov'era molto richiesto a predicare la Madonna.
   Molto severo con se stesso e a volte anche con gli altri (certe prediche domenicali a Sauze sia nella chiesa parrocchiale sia nella cappella della Clotesse!).
    Ricordo: il papa gli regala la Vespa, una delle prime a Condove, cosi per andare a casa a Bussoleno fa prima e fa meno fatica.
   Era molto contento della sua Vespa. Aveva fatto saldare sulla ruota anteriore una statuina della Madonna del Rocciamelone.
   Passando in piazza, ovviamente, i lazzi di quelli seduti al bar o fermi in crocchio si sprecavano. Pochi allora se la potevano permettere.
   A quei tempi in paese era tutto a metà: chi andava in chiesa e chi no; chi andava alla 'Bocio' e chi alla 'Sportiva'; le Case Operaie e le Villette; i bianchi e i rossi. Ma lui voleva essere il 'vice' e l'amico di tutti. Ogni cosa che poteva essere d'ostacolo andava eliminata. Non la tenne molto quella Vespa. Se poteva essere considerata un privilegio e dare adito a critiche, era meglio venderla; e a Bussoleno tornò ad andarci in bicicletta".

Bruno Panivello

 


 

      Sono passati tanti anni e scavare nella memoria tra i ricordi della fanciullezza non è cosi facile. Ma ci sono persone, situazioni e cose che il tempo non riesce a cancellare Una di queste persone, stampata non solo nella memoria ma soprattutto nel cuore, è don Ettore Ghiano, viceparroco a Condove dal 1946 al 1954.

    Avevo otto anni quando l'ho conosciuto ed essendo senza genitori ho visto in lui una figura paterna che poteva guidarmi, con i miei fratelli, nel cammino della vita.

    Ho conosciuto anche l'affetto e le premure dei suoi genitori, e ho più volte, con gli altri amici, apprezzato la buona cucina della sua mamma.

    Indimenticabili le vacanze estive in diverse frazioni di Sauze d'Oulx, dove don Ettore ci accompagnava a ritemprare sì il fisico, ma con un occhio particolare allo Spirito.

    Anche mia moglie Giovanna ha un caro riconoscente ricordo di don Ettore, legato alla grave malattia del suo papa e, in seguito, alla sua, quando all'età di nove anni è stata colpita dal tifo e il 'vice', incurante del possibile contagio, è sempre andato a farle visita e a pregare con lei per la guarigione. Così, anche come coppia, abbiamo un grande amore per Lui, lo ricordiamo con affetto sempre, rammaricandoci di essere poco solleciti nel fargli visita e di questo con lui ci scusiamo".

 Renato Ariotti

 


 

Don Ettore ebbe Particolarmente a cuore la ricerca delle vocazioni sacerdotali. Don Pierluigi Cordola, celebrando nel marzo scorso i 40 anni di sacerdozio, ricordò nell'omelia che ali inizio del suo cammino vocazionale c'era la figura di don Ghiano: nella quaresima del 1951 il "vice" aveva proposto un incontro ai ragazzi della quinta elementare. Nei primi banchi, nella vecchia chiesa, 10/12 ragazzi ad ascoltare il "vice" che a un certo punto propose loro esplicitamente di pensare alla possibilità di andare in seminario In un secondo incontro il numero si era ridotto a 4 o 5, fu ripetuta la proposta e a ottobre quattro di quei ragazzi entrarono in seminario. Don Pierluigi nel mese di marzo 1964 riceveva l'ordinazione sacerdotale.

     Il ministero sacerdotale di don Ettore non fu solo rivolto ai ragazzi e ai giovani; date le precarie condizioni di salute dell'allora prevosto monsignor Bruno, si preoccupava anche di portare conforto con la parola e i sacramenti agli ammalati e a quanti si trovavano in situazione di difficoltà.

    Anche se agli inizi del suo ministero sacerdotale, era già molto apprezzato come predicatore e spesso era invitato dai parroci delle parrocchie della Bassa Valle per la predicazione in occasioni particolari. Durante la "peregrinatio Mariae" fu, accanto a mons. Falaguerra e a mons. Rivetti, animatore entusiasta nelle celebrazioni che si susseguirono, nei vari paesi della Bassa Valle, al passaggio della statua della Madonna pellegrina.

    Il suo filiale amore alla Vergine Maria era contagioso; negli anni della sua permanenza a Condove, durante il periodo estivo celebrava settimanalmente, alle 7.30, la santa messa alla cappella del Castello: era un appuntamento al quale accorrevamo in tanti, specialmente le giovani, le mamme e tanti ragazzi.

Ho cercato di fare del mio meglio per raccogliere i ricordi di quegli anni, purtroppo ne è venuto fuori un mazzetto un po’ raffazzonato, ma profumato da profondi sentimenti di riconoscenza; lo presento così al Signore, perché sia Lui a renderlo bello, ringraziandoLo per il dono fatto alla nostra comunità, della presenza fra noi di don Ettore, per otto anni. Egli ha seminato a piene mani con la parola e con l’esempio e ancora ne raccogliamo i frutti.

Dio ricompensi !

Livia Pettigiani

 

     
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