Carissimi
Abbiamo celebrato e vissuto il Natale, fermandoci volentieri, non tutti ma certamente tanti, davanti al presepio in affettuosa contemplazione di quel bimbo che si chiama Gesù, adagiato sulla paglia in una mangiatoia.
E’ il bimbo per la cui nascita la mamma, che ha nome Maria, non ha potuto trovare un luogo migliore, con un minimo di comodità ed un po’ di caldo nel cuore di quella notte che fu poi irrorata di luce dal cielo e allietata, come leggiamo nel Vangelo, dal canto degli Angeli.
Quel Gesù che noi abbiamo guardato con diletto dell’anima nella povertà di Betlemme, è lo stesso che dopo essere stato esule con la mamma ed il padre putativo, per la ragione che sapete, in terra d’Egitto, ritornò in Palestina e visse a Nazaret fino all’età di trent’anni conosciuto da tutti come il figlio del falegname.
E’ quel Gesù che poi, dopo l’incontro con Giovanni, il suo precursore, incominciò quella che chiamiamo la sua vita pubblica, passando di villaggio in villaggio, facendosi ascoltare dalle moltitudini con le sue parole di verità e di amore e convincendo tutti con i suoi miracoli, dal primo, a Cana di Galilea, fino all’ultimo, la sua risurrezione.
Si perché egli che era passato facendo soltanto del bene a tutti, ingiustamente fu condannato e il suo patibolo fu la croce.
Ecco allora l’immagine di lui che sta ovunque, fuori e nelle case, negli uffici pubblici e nelle aule scolastiche.
Ci sono quelli che lo vogliono e ci sono quelli che non lo vogliono più. Ci sono quelli che per convinzione o per reazione, dominati forse anche da debolezza, paura o rispetto umano, assumono posizioni spiacevoli e compiono gesti qualificanti tali da far pensare che si voglia far scendere verso la non religione e di conseguenza verso quel grave disordine comunitario e sociale che giova a nessuno e fa del male a tutti.
Il crocifisso è un simbolo nel quale tutti, per diverse ragioni, si possono riconoscere, il simbolo non di qualcosa ma di Colui con il quale tutti devono inevitabilmente, prima o poi, confrontarsi.
Non ritengo affatto opportuno, come qualcuno ha pensato, mettere la croce sul tricolore, la bandiera d’Italia. Quella resti così ma la nostra bella patria, formata da tutti noi, insieme all’Europa intera, non dimentichi che non si possono strappare da questa terra benedetta le genuine radici cristiane.
Come cristiano provo grande sofferenza per l’idea e il tentativo, accolto da troppi con viva adesione o con la miseria degli indifferenti, di togliere il Crocifisso, soprattutto dagli occhi dei fanciulli ma anche dallo sguardo ansioso e confidente dei cristiani convinti e di tante persone capaci di pensare, capire e riconoscere nel Crocifisso la vittima per amore.
Dunque Gesù potrebbe diventare un dimenticato? L’uomo morto in croce potrebbe restare senza seguaci?
Si racconta che l’ideatore dell’Illuminismo sia andato un giorno addirittura da Napoleone III per chiedergli la sua adesione nel desiderio di avere tanti proseliti ed ebbe dall’imperatore questa risposta: Volete dei proseliti? Fatevi crocifiggere il venerdì e risuscitate la domenica.
Conoscete tutti la solennità della Pasqua: è il giorno in cui si ricorda e celebra la risurrezione di Gesù. Non tutti, pur facendo festa a Pasqua credono nella risurrezione del Cristo, ma noi ci crediamo e non siamo degli illusi e non saremo delusi.
Gesù è veramente risorto. Nella nostra chiesa lo vediamo nel bel dipinto, in alto, sopra il tabernacolo, ma vicino all’altare, grande, c’è il Crocifisso e spero che, piccolo o grande, ci sia ancora dappertutto, per quelli che credono e pregano e anche per quelli che potranno arrivare o ritornare alla fede, non quella di circostanza ma quella vera che ha bisogno di testimonianza e sempre riceve risposte di consolazione.
Una cosa voglio ancora dire: se togliete il Crocifisso, resta poi sempre la croce.
Quella che ha portato Gesù? Ma qui voglio ricordare quella che dobbiamo portare tutti noi. Se non guardiamo Gesù, il Crocifisso, la croce che avremo, qualunque sia, sarà sempre tanto, troppo pesante, sotto la quale si potrebbe cadere, vinti.
Con Gesù, non sarà così, per nessuno.
Invitandovi ad alzare gli occhi verso Gesù in croce e lasciandoci guardare a lui, vi faccio i miei auguri per il nuovo anno da poco incominciato. Sia per tutti voi un anno di benedizione, di pace, di armonia, di gioia, di amore, di grazia.
Il Pievano